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Goool!

Dal 5 Giugno al 10 Giugno

Ore 18.00

Amadeo è un ragazzino timido, dal fisico poco atletico, con una passione bruciante per il calcio che, allenandosi al biliardino nel bar del paese, è diventato un campione senza pari. Spinto a un inatteso atto di coraggio dalla richiesta della coetanea Laura, di cui è innamorato, Amadeo accetta, un giorno, la sfida del bullo Grosso, infliggendogli la prima e unica sconfitta della sua vita. Deciso a prendersi la rivincita, il Grosso si affida ad un manager senza scrupoli e torna, anni dopo, per comprarsi il paese e distruggere il gioco della vergogna. Ma i piccoli giocatori da tavolo prendono magicamente vita, si svitano dalla barra metallica e si alleano con Amadeo per battere l'arrogante nemico ancora una volta.
L'argentino Campanella non ha mai fatto mistero di condividere la passione di Amadeo per il calcio, che considera una delle invenzioni fondamentali dell'umanità, come illustra il prologo di questo film, che rilegge in chiave umoristica la sequenza dei primati di 2001 Odissea nello Spazio. Ma con Goool! , il regista del Segreto dei suoi occhi si spinge ancora oltre, accomunando direttamente lo spettacolo cinematografico con quello calcistico, lo schermo e il campo rettangolare, in virtù del loro essere luoghi ugualmente magici, dove tutto può accadere.
Ispirata al racconto "Memorie di un'ala destra" di Roberto Fontanarrosa e supervisionata da Sergio Pablos, membro del team creativo di Cattivissimo Me, quest'incursione di Campanella nell'animazione non ha l'aria di un passatempo ma di un progetto ambizioso e curato, dal risultato tecnico notevole, che s'impone decisamente su quello narrativo, meno brillante. Il calcio balilla si fa così metafora del film, inteso come lavoro di squadra, affidato a una regia che coordina e decide, ma nel quale ognuno ha il suo ruolo e la sua precisa identità (Capi, Loco, Beto). Proseguendo per questa strada, è lecito allora vedere la squadra di Amadeo, impreparata ma sostenuta dall'entusiasmo della passione e della buona causa, come una sorta di emblema di questa coproduzione argentino-spagnola, che si misura sul campo dei colossi americani dell'animazione, intenzionata a non sfigurare nel confronto.
Se la cornice con la parabola della trasmissione del segreto da padre a figlio suona superflua ed evitabile, se non mancano i momenti stanchi e i dialoghi che più si sforzano di divertire e più lasciano perplessi, i disegni vanno invece a segno, con il loro gioco di dimensioni e di piani di profondità, i piccoli travestimenti, i grandi occhi e il virtuosismo dei movimenti.

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La Sedia Della Felicità

Dal 5 Giugno al 10 Giugno
Ore: 20.00 - 22.00

Bruna è un'estetista che fatica a sbarcare il lunario. Tradita dal fidanzato e incalzata da un fornitore senza scrupoli, riceve una confessione in punto di morte da una cliente, a cui lima le unghie in carcere. Madre di un famoso bandito, Norma Pecche ha nascosto un tesoro in gioielli in una delle sedie del suo salotto. Sprezzante del pericolo, Bruna parte alla volta della villa restando bloccata dietro un cancello in compagnia di un cinghiale. In suo soccorso arriva Dino, il tatuatore della vetrina accanto, che finisce coinvolto nell'affaire. Scoperti il sequestro dei beni di Norma e la messa all'asta delle sue otto sedie, Bruna e Dino rintracciano collezionisti e acquirenti alla ricerca dell'imbottitura gonfia di gioie. Tra alti e bassi, maghi e cinesi, laguna e montagna, Bruna e Dino troveranno la vera ricchezza.
Radicato nel Nordest, La sedia della felicità ribadisce il territorio del cinema di Carlo Mazzacurati e punta su due losers 'spaesati' e approdati, chissà come e chissà quando, al Lido di Jesolo. A Dino e Bruna, alla maniera dei personaggi lunari e malinconici de La lingua del Santo, capita l'occasione della vita, un tesoro da trovare per cambiare la sorte e risollevarsi dai propri fallimenti. Ma il Veneto che abitano, e che attraversano oggi in lungo e in largo, è meno florido e la sua ripresa ogni giorno più lontana. A cambiare è pure il paesaggio antropologico, la composizione sociale di paesi e città a bagno nell'acqua e alle prese con tempi grami. Tempi che contemplano nondimeno il miracolo e allontanano, nella ricerca della felicità, la solitudine sempre in agguato. In una regione e in un mondo dove tutto va in panne, si rompe e si spezza, dove anche i traghetti alle fermate sembrano incapaci di ripartire, un'estetista e un tatuatore restano invischiati in qualcosa che non avevano previsto e che ha a che fare con la riscoperta dei sentimenti e dell'amore. Con garbo surreale, la commedia dinamica di Mazzacurati cambia lo stile di versificazione del suo cinema, sperimentando una scansione del racconto che pratica leggerezza e sorriso. Si (sor)ride tanto con La sedia della felicità, che 'esagera' rimanendo fedele al reale. Divertito, lieve e personale, lo sguardo dell'autore veneto coglie ancora una volta le contraddizioni esistenziali, trasfigurandole e deformandole in una rapsodia dominata dal caso, per caso avvengono gli incontri, gli abbandoni, le rivelazioni, i ritrovamenti. Per intenzione, gioco e tanto amore avviene invece l'agnizione, la rivelazione dei personaggi e il riconoscimento degli attori che hanno fatto e frequentato il cinema di Mazzacurati. Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Natalino Balasso 'accarezzano' con malinconica dolcezza una commedia che chiede a gran voce la sospensione dell'incredulità. Fuori dal gruppo, congedato con onore, debuttano Valerio Mastandrea, paladino gentile dai tempi comici perfetti, e Isabella Ragonese, nostra signora delle Dolomiti, piena di grazia e riservata bellezza. Presidente della Fondazione Cineteca di Bologna e allievo nel DAMS degli anni Settanta, Carlo Mazzacurati 'incontra' dentro un cimitero (anche) Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca emiliana, che alla maniera del cinema pone rimedio alla finitezza umana, risolvendo il suo desiderio di eternità (e di felicità).

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